Fiandre on Tour: breve itinerario fra cozze, birra e pain au chocolat
Fiandre on tour: breve itinerario del nostro viaggio a Gent, Brugge e Bruxelles. Quattro meravigliosi giorni trascorsi sotto la pioggia, fra cozze e patate fritte, ostelli della gioventù e birra.
Fiandre: regione fiamminga del Belgio bagnata dal mare del Nord e sospesa fra i Paesi Bassi e la Francia.
Una confessione doverosa
Iniziamo con un picco di onestà: non sono brava a organizzare itinerari, prenotare aerei e coordinare gruppi vacanze. Io generalmente arrivo a tavola apparecchiata, mi lascio guidare dal capofila di turno, mettendomi direttamente in coda. Per fortuna ho delle amiche con uno spiccato senso pratico, capaci di maneggiare applicazioni e google maps come vere persone del XXI secolo.

Fiandre on tour: l'arrivo
Siamo atterrate a Bruxelles Charleroi giovedì 31 ottobre alle 18:45. Dall’aeroporto abbiamo preso il Flibco che ci ha scaricate a Gent, dove ci siamo sistemate in un appartamentino davvero delizioso, sempre senza bidet ovviamente, ma con una doccia nella quale saremmo potute entrare insieme e, magari, dare anche una festa.
Le previsioni climatiche non erano assolutamente rassicuranti, ma eravamo preparate al peggio, impermeabilizzate fino ai calzini. Nonostante questo, vi assicuro che sono stati giorni piuttosto umidicci (la prova nel video di Camihawke, che ha visitato le Fiandre nello stesso periodo).
Abbiamo iniziato a visitare Gent la notte di Halloween.

Il senso del Belgio per la birra
Proseguendo con i picchi di onestà: io non amo la birra, quindi, sebbene il Belgio ne sia colmo e vanti di produrre fra le migliori birre al mondo, sicuramente non sono la persona più indicata a consigliarvi dove andare a bere cosa. Evitate le grasse risate perché, invece, alle mie amiche la birra piace un sacco, quindi in qualche posticino giusto mi ci hanno portata.
La prima tappa è stata Dulle Griet, che pare prenda il nome dal dipinto di Pieter Bruegel Dulle Griet – alias Margherita la pazza, e offre un menù di oltre 500 birre.
Se decidete di ordinare una Max van het Huis assicuratevi di presentarvi al locale con un paio di calzini puliti addosso, perché vi verrà chiesta in pegno una scarpa. Rimarrà appesa al soffitto del locale come assicurazione del grande bicchiere in cui vi verrà servita la birra finché avrete finito, così vi guarderete bene dal portarlo a casa come “souvenir”. Ad accompagnare, ordinate pure quei piattini di cubotti di salame e formaggio che di certo vedrete agli altri tavoli e, mi raccomando, non dimenticate di arricchirli con una leggera spruzzata di pepe al sedano.

Abbiamo concluso la serata al Bar Jos, un minuscolo locale colmo di gente alticcia, travestita in occasione di Halloween. Nonostante la mancanza di spazio si è ballato parecchio e, sebbene socializzare non fosse assolutamente semplice, visto che in pochi da quelle parti parlano francese o inglese, sotto le note di Let it go (colonna sonora del film Frozen ) ci siamo finalmente sentite integrate, cantando a squarcia gola insieme ai locals la canzone di Elsa.
La luce di Ostenda e il suo cielo bianco
Il giorno dopo abbiamo preso il treno per Ostenda, una città portuale che affaccia sul mare del Nord. Dopo una lunga passeggiata sulla costa ci siamo fermate al Kombuis e abbiamo ordinato un grosso piatto di cozze al burro e uno di cozze all’aglio, patate fritte e, ovviamente, birra.
Il cielo bianco di Ostenda che si riflette sull'umidità della strada, la sua spiaggia immensa e gli alti palazzi fronte mare, compongono uno scenario che conquista il cuore. Credo sia uno di quei posti che in quanto a bellezza danno il massimo proprio nei mesi più freddi.



Brugge al tramonto
Nel pomeriggio, dopo una merendina a base di waffle e caffè lungo, abbiamo visitato Brugge, bomboniera delle Fiandre, forse eccessivamente carica di quel turismo “da bancarella” del quale, invece, non si sente assolutamente la mancanza a Gent.
Gent è magica
E se dico Gent non posso evitare di pensare alla colazione consumata nella meravigliosa Maison Elza, a base di pain au chocolat e uova alla benedict; o all’antico panificio Himschoot, che sembra uscito direttamente dal villaggio di una fiaba. Non si può nemmeno dimenticare la scorpacciata di cuberdon (detti anche “Gentse neus” per via della forma triangolare simile ad un naso), grosse caramelle ripiene di sciroppi dal sapore fruttato, che vengono vendute sfuse in carretti ambulanti dove sono esposte tutte insieme in una montagna di colori.

Bruxelle: ultima tappa del Friandre on tour
Ultima tappa Bruxelles: ormai collaudati gli impermeabili, diventati una seconda pelle, abbiamo preso il treno per trasferirci nella capitale, dove abbiamo alloggiato in un ostello della gioventù il 2go4, condividendo una camera con due letti a castello.
Abbiamo visitato il Delirium Village - un delirio umano più che altro, data la quantità eccessiva di persone presenti - e poi mangiato salsiccia e purè di carote al Café Des Halles, nel quale, onestamente, siamo finite per caso dopo una lunga e snervante ricerca al freddo. Purtroppo molti dei locali che ci erano stati consigliati si sono rivelati impraticabili a causa delle code, ma devo ammettere che ritrovarci in un luogo ampio, nel quale per avere un tavolo non sono state necessarie ore di attesa e con musica dal vivo, ci ha assolutamente rinfrancate.


Ultimo giorno
L’ultimo giorno a Bruxelles è cominciato con una Msemmen marocchina erbe e formaggio, che abbiamo preso a una bancarella nei pressi del Marolles Flea Market: un mercato dell’antiquariato nel quale si può trovare qualsiasi cosa compresa fra l’oggettistica e l’abbigliamento. Tutto il quartiere è ricco di negozi vintage, di oggetti d’autore e d’artigianato.
Abbiamo proseguito con una colazione al Café des Minimes, a base di uova in cocotte e pain perdu con crema chantilly e cioccolato, prima di visitare il quartiere Sablon.

Ciao Fiandre
Siamo ripartite dall’aeroporto di Bruxelles verso le 22, dopo una rapida cena e il canonico shopping da duty-free.
Sono arrivata in Belgio convinta fosse una vera e propria estensione della Francia, tanto che ci è voluto qualche istante per accettare che i suoi abitanti parlano l’olandese (a Gent e Brugge poco, pochissimo francese). Le Fiandre sono le Fiandre e nel loro comportamento vagamente francese (o vagamente olandese), rimangono un luogo con un’identità inconfondibile.

