Mimì in Cocotte

Posso aiutarti?

Valore non valido

Invalid email address.

Per inviare il messaggio devi accettare la mia Policy della Privacy

Per inviare il messaggio devi accettare la mia Policy della Privacy

 

  • Home
  • Journal
  • Di parole e di cibo

La Bauhaus nel piatto

I libri sono sempre LA risorsa quando non conosci un argomento e la bellezza sta nei modi diversi in cui possono introdurti e raccontarti il tema sconosciuto. Della Bauhaus sapevo ciò che avevo studiato a scuola e che onestamente un po' avevo anche dimenticato, poi mi hanno domandato di creare una connessione fra questo movimento e il cibo, così mi sono messa a caccia del testo giusto.

La madre di Anni le aveva regalato un arricciaburro. Nella lussuosa casa di Berlino in cui lei era cresciuta, i membri della famiglia non entravano mai in cucina, che era strettamente riservata ai domestici, ma quando la cena veniva servita sul pesante tavolo intagliato in stile Biedermeier nella sala da pranzo carica di ornamenti e suppellettili, i riccioli di burro facevano parte del panorama e Anni sapeva come riprodurli.
Quella sera, a Dessau, usò con la massima precisione e cura il piccolo utensile metallico e ricavò scagliette di burro sottili come carta di riso, poi le dispose con grazia a guisa di petali di fiore. Era il genere di processo creativo e manipolazione dei materiali che lei tanto amava e di cui parlava volentieri quando spiegava il suo lavoro con i filati e le sue opere a stampa. Come l’arte tessile, la realizzazione di perfetti riccioli comportava l’utilizzo corretto dello strumento per raschiare dal panetto la giusta quantità di burro necessaria per raggiungere il risultato finale anche se, in quel caso, la decorazione a mo’ di fiori contrastava con il suo concetto di forma astratta. Trattandosi di decorazione culinaria, la cosa però la divertiva.
Arrivò Miles, con la sua imperiosa compagna. Non si erano ancora tolti il cappotto e scambiati i saluti di benvenuto che la Reich, lanciando un’occhiata al tavolo, esclamò: -Riccioli di burro! Qui da voi, al Bauhaus! Pensavo che bastassero dei bei panetti squadrati qui, al Bauhaus!-

 

Questo frammento della vita di Anni Albers, così intimo, tratto da Bauhaus – vita e arte di sei maestri del Modernismo di Nicholas Fox Weber, è ciò che mi ha ispirato per alcuni disegni con i quali lo scorso novembre ho partecipato a SPIRITO BAUHAUS, l’evento organizzato dagli amici di Davanzo L’Officiel in occasione del centenario di questo mitico movimento artistico e culturale.

Cibo e arte: un rapporto sempre vivo

Mi hanno chiesto di creare una connessione fra cibo e Bauhaus, non sapevo bene da dove cominciare, così ho fatto quello che per me è più naturale: mi sono affidata ai libri.
bauhaus nel piatto articol 02Ho scoperto che Annalise Else Frieda Fleishmann apparteneva ad una ricca famiglia di Berlino, che quando decise di iscriversi alla scuola Bauhaus non si oppose, nonostante all’epoca le donne fossero destinate ad altri scopi. Non la obbligarono a sposarsi con qualcuno del loro rango, anzi, impararono a stimare Josef Albers sin dal primo incontro.
Lei, invece, si trascinò il suo retaggio come un fardello, combattendo sempre con origini del tutto incompatibili con la sua indole e con la sua arte. Rinnegò i valori borghesi per diventare il ritratto dell’essenzialità, anche nell’aspetto.

L’ho immaginata prendere tra le mani quell’arricciaburro e provare, insieme, disapprovazione ed una flebile nostalgia, che avrà tentato istintivamente di mettere a tacere. Decise di creare i riccioli di burro per diletto e, quando Lilly Reich le fece notare la discrepanza fra quel piattino barocco ed il contesto, Anni fu sicuramente mangiata viva dal rimorso che può generare solo un errore commesso verso se stessi.
Quei riccioli di burro erano stati una piccola debolezza che aveva rischiato di creare un ponte fra il suo passato e ciò che era diventata. Anche solo l’idea di aver ceduto al suo retaggio le fece percepire se stessa come una persona debole di fronte a quegli ideali che da sempre inseguiva. Così si sarebbe portata dietro la superficiale battuta della Reich per tutta la vita, tanto da raccontare l’aneddoto a Fox Weber quasi a mezzo secolo di distanza dall’accaduto.

E quindi come dovrebbe essere un piatto Bauhaus?

Mi sono divertita a disegnarne qualche esempio, senza ignorare alcune interessanti interpretazioni trovate spulciando qua e là nella rete.
Il fotografo Nicola Walsh e lo stylist Max Faber, per esempio, hanno interpretato alcuni piatti secondo le linee ed i colori del Bauhaus e poi li hanno fotografati.
Proprio in occasione del centenario, un gruppo di designer internazionali ha interpretato alcuni notissimi loghi secondo lo stile iconografico tipico del Bauhaus. Lo Chef Christian Kuehnel dirige le cucine del ristorante Bauhaus a Vancouver in Canada. Anche nei suoi elaborati piatti la forma sintetizza una funzione.

    Mimì