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LA CUCINA ITALIANA - Il racconto di gennao

La Cucina Italiana ha compiuto 90 anni il dicembre scorso ed  stata l'occasione per rispolverare qualche vechio numero, ne ho un po' degli anni '60 acquistati ai mercatini dell'antiquariato. Per festeggiare la longevità della mia rivista preferita ho deciso di scrivere un racconto, che ho pubblicato sulla mia pagina Instagram e, poi, ho pensato: perché non farlo ancora? Questa volta, però, con i numeri in uscita nel 2020, una nuova storia per ogni mese, ispirata alla sezione ::
Nel numero di gennaio vi racconto la prima storia, ispirata al rientro dalle vacanze di Natale di una ragazza siciliana trapiantata a Milano, io stessa sono cresciuta in un luogo che non è quello in cui sono nata, con tutte le contraddizioni del caso.

La cucina italiana racconto 01 articolo

Il racconto

Ci aveva preso gusto a lasciarsi viziare da sua madre. Da quando viveva a Milano, ogni volta che rientrava a casa, regrediva di vent’anni. La scelta del menù spettava a lei per tutta la vacanza, senza alcuna obiezione. Mamma eseguiva rimanendo in cucina dal primo all’ultimo giorno e questo accadeva anche quando la sua risposta era: - mamma non mi preparare niente! -, perché in quel caso sfilavano quelli che nella mente di sua madre erano stati catalogati come i suoi piatti preferiti.
Rientrava a Milano con i chili persi da settembre a dicembre, già ripresi durante le vacanze estive, dopo la sfaticata primaverile per tornare in forma abbastanza in tempo per la prova costume. Per mamma ora si poteva quasi definire in salute - Che vuoi mangiare a Milano, con quella cucina microscopica! -.
Invece lei a Milano mangiava eccome! E in quella cucina microscopica ci faceva entrare altre cinque buone forchette, che, mentre rientrava dalla Sicilia, le avevano già fatto la spesa per la cena di quella sera.
L’aereo era in perfetto orario, avrebbe trovato tutto sul tavolo, sì, i suoi amici avevano anche le chiavi di casa, qualcuno doveva pur occuparsi di Brigida, la gatta.
Mamma non avrebbe approvato la scelta del menù, cosi privo di carne da risultare… - Vegetariano ?! -.
Ebbene sì, Matilde era una vegetariana in incognito. Durante le vacanze mangiava cotolette di lacerto e falsomagro per non turbare l’equilibrio emotivo di mamma, le sarebbe venuto un colpo se l’avesse vista rifiutare le braciole alla messinese. Già accettare la lontananza, sopportare i saluti all’aeroporto, i bagagli e le telefonate notturne non era stato semplice per lei. La sua unica figlia a chilometri di distanza, relegata in un luogo dove il cornetto lo chiamano brioche, indifesa e sola, se le avesse detto che si privava della carne per una questione etica mamma l’avrebbe presa per pazza e non se la sarebbe più levata di torno.
Quella sera avrebbe preparato il suo confortevole pasticcio di lasagne con gli ortaggi invernali, insaporiti dal pecorino che, sicuramente, mamma le aveva posizionato dentro la valigia insieme alla ricotta salata. Adorava infilarle cibarie di varia natura fra i vestiti, non poteva di certo condannarla per questo, anche perché, ne era certa, tra gonne e maglioni avrebbe trovato una piccola confezione di pistacchi di Bronte, vitale per realizzare la sua crema catalana.
Doveva solo superare la questione del caramello, lo zoccolo duro delle sue paure in cucina. Primo buon proposito del 2020: sarebbe riuscita a non bruciarlo e a non bruciarsi. Non aveva molto tempo ma la sua lista di propositi era così fitta che, se non si fosse tolta il primo quella sera stessa, sarebbe caduta nello sconforto più totale.
Per fortuna Giovanni aveva già preparato il secondo. Non vedeva l’ora di mangiare il suo polpettone di ceci, l’aveva già cucinato per la loro cenetta natalizia prima delle feste, insieme alla frittata bianca con briciole croccanti al coriandolo. Giulia, che generalmente si presenta solo per mangiare, aveva storto il naso, perché per lei la frittata è un piatto di fortuna, da preparare quando non si ha tempo o voglia di fare altro. Appena l’aveva vista si era ricreduta: - I pinoli tostati sulla frittata? -.  

Tornare a casa - lasciando casa è un bel po’ complesso come procedimento mentale, ci si deve abituare. L’inverno è un periodo lungo perfino al Sud: servono il conforto degli amici ed un passito siciliano per renderlo vagamente migliore. Una piccola cucina, in verità, è il luogo ideale per rinchiudersi nei freddi week end milanesi, quando le vacanze estive sono ancora così lontane che l’unico sistema per sentirle più imminenti è quello di acquistare un biglietto aereo…senza nemmeno essere certi che in azienda approveranno il tuo piano ferie. A Matilde la sua terra mancava, le mancava anche sua madre e, forse, il falsomagro che le aveva preparato la sera prima della sua partenza. Per fortuna ad attenderla c’era quella piccola cucina ed un pugno d’amici trapiantati a Milano come lei, ancora vagamente spaesati come lei e vegetariani come lei.

 
Mimì