Parliamoci chiaramente: è difficile trovare cose belle questo mese. Dai, fondamentalmente viviamo in un momento di schifo!
Viaggiamo un DPCM a settimana, ci chiediamo chi non potremo incontrare domani, cosa non potremo fare da stasera e quando arriverà il nostro turno...che ventata di ottimismo starete pensando. Però diciamocelo, siamo tutti sulla stessa barca, no, non come lo eravamo a marzo, con quel velo di commovente solidarietà. L'empatia ha abbandonato i nostri corpi, lasciando spazio solo all'amarezza. Eppure lo dice una persona oltremodo felice, immensamente grata, fortunata, circondata d'amore, ma è pur vero che vivere in questo enorme Titanic che è il mondo di oggi, sta snervando anche me.
Di parole e di cibo
Questa rubrica ispirata a La Cucina Italiana è nata a gennaio e fra due mesi si concluderà. A ottobre la rivista è stata diretta da Carlo Cracco e le ricette del ricettario mensile sono tratte proprio dai suoi libri.
Ho scritto tanti racconti ispirati alle preparazioni dolci e salate che ogni mese sono state pubblicate e mi sono divertita moltissimo a inventare storie partendo proprio dai piatti.
Il racconto di ottobre è pieno di trasporto e d'amore, spero vi piaccia.
Cominciamo dal principio: io sono una fan sfegatata dell'estate, ma cado sempre nel grande tranello dell'autunno. Ebbene sì, questa stagione è talmente suggestiva da risultare irresistibile.
Ottobre a Treviso è caldarroste in Piazza Ancilloto, le mura della città che si trasformano in un tappeto dai toni caldi e confortanti, i sabati mattina ricchi di cappuccini e croissant senza indugio e le prime scorpacciate di piatti ricchi e saporiti come l'oca e i bolliti.
L'autunno invita a rintanarsi a casa nei giorni di pioggia, godendo di quella luce cupa e avvolgente che impedisce alle ore di distinguersi l'una dall'altra, come se si vivesse dolcemente imprigionati in lungo crepuscolo. Nelle belle giornate, invece, spinge alle passeggiate e alle gite fuori porta, per assaporare quell'arietta frizzante che secca il viso.
Ho immaginato una ragazzina col sogno di cucinare osservare una grande Chef, ne è venuto fuori questo racconto.
Le parole di Antonia Klugmann, direttrice eccezionale di La Cucina Italiana del mese di settembre, sanno decisamente ispirare.
Da gennaio porto avanti questa rubrica nella quale unisco parole e cucina, prendendo spunto dalle pagine della mia rivista culinaria preferita. È l'occasione per allenare la fantasia e celebrare un giornale che dopo novant'anni è ancora un punto di riferimento per chi ama mangiare e cucinare.
Sono tornata da soli pochi giorni e mi sembra di essere stata presa a schiaffi di prima mattina.
Vorrei cominciare questo nuovo anno (ancora, come a scuola, a settembre si comincia tutto da capo) con un inno alla lentezza, perché ne abbiamo davvero bisogno. Strano dirlo, quando solo un paio di mesi fa siamo stati intimati di abbandonare ogni nostra attività e sederci sul divano. Eppure la frenesia di questi giorni mi fa dubitare che sia davvero stato possibile restare a casa immobili durante il Lockdown.
Un pensiero si affianca allo strazio di aver esaurito il relax mood delle ferie praticamente il giorno dopo essere rientrata ed è: se c'è frenesia vuol dire che gira bene!
Sì, in parte è assolutamente così. Sto iniziando a lavorare ad un nuovo progetto per Le Guide di Repubblica e, fra qualche settimana, uscirà un libro al quale lavoro da diversi mesi anni.
Questo mese ho comprato La Cucina Italiana nell'edicola di Torre Faro, nel pieno della mia vacanza in Sicilia, dopo una meravigliosa granita al cioccolato dell'Eden Bar.
Sapete, in Sicilia c'è un dibattito sempre aperto su quale sia la granita migliore, non solo da Comune a Comune, ma anche da locale a locale. I miei gruppi Whatsapp s'infiammano spesso sull'argomento e io adoro leggere consigli perentori e recensioni drastiche sulla "brioscia" perfetta o la granita da non perdere.
Proprio la granita è uno dei cibi menzionati nella rubrica "Cibo da spiaggia" di questo numero, fra le specialità regionali ed è su questo che si è articolato il mio racconto del mese.
Agosto: mese di spensierata leggerezza.
Quest'anno, come tutto il resto, risente anche lui di questo nostro tempo incerto e buio, ma sicuramente ci sta un po' guarendo dai mesi traumatici che abbiamo trascorso in casa.
Nella mia vita agosto è sempre stato il mese del ritorno in Sicilia: il momento in cui si facevano le valige e si partiva per andare a trascorrrere quasi trenta giorni pieni a casa di nonna Anna, a Catania. Rivedevo i miei cugini, i miei zii e gli amici del mare, quando ci spostavamo in villeggiatura a Marzamemi. Salutavo i miei luoghi del cuore: il Lido dei Ciclopi ad Acitrezza e il Lido Azzurro sulla Playa di Catania; la Villa Bellini e il Bar Zerilli, dove mangiavamo la granita perché era molto vicino a casa di nonna. Ripercorrevo via Umberto, con le sue strade nere e lucide, facevo la conta dei negozi che erano rimasti aperti dall'anno prima e quelli che, invece, avevano chiuso. Mi tuffavo nel bagno di folla della Fera 'o Luni, il mercaato di Catania, dove ho sempre trovato praticamente di tutto.
Lo faccio ancora, ogni anno: ritorno a salutare con il cuore in mano tutti i miei luoghi predferiti, sarà questo uno dei motivi per cui l'estate è la mia stagione preferita.
#LACUCINAITALIANAGOESTOUNESCO
Questo mese La Cucina Italiana si è superata. Non solo - eccezionalmente - è stata diretta da Massimo Bottura, ma l'annuncio in copertina toglie il fiato: la rivista ha deciso di candidare la cucina del nostro paese a Patrimonio Immateriale dell'Umanità all'Unesco.
Se ogni mese, da gennaio 2020, per questioni affettive ho scritto un racconto ispirato alle ricette della rivista, questa volta mi riservo esclusivamente di raccogliere i pensieri che hanno succeduto la lettura del numero di luglio. Questo perché credo di essere di fronte, come tutti voi, ad una svolta epocale dal punto di vista non solo enogastronomico, ma anche culturale.
Non posso rimanere impassibile davanti ad un tale evento io, che ho fatto della cucina il filtro con il quale osservo prima di tutto il mio paese e, poi, il mondo. Ho mangiato regolarmente in due regioni che si definiscono praticamente ai poli opposti: Veneto e Sicilia, il Nord e il Sud, Polentoni e Terroni. Voi non avete idea di quanto veneti e siciliani si assomiglino e non immaginate neanche di quanto si assomiglino proprio a tavola. L'eccellenza è il minimo comune denominatore, l'Italia è un luogo così ricco di ingredienti, piatti e sapori che non basterebbe una vita per assaggiarla tutta.
Nostalgia in cono e tutti i gelati della mia vita. Dal Magnum Classic alla Viennetta, fino ai gelati perduti, ma non dimenticati.
L'estate è arrivata, luglio è il mio mese preferito (insieme ad agosto). Compio gli anni, inizio a pregustarmi la mia discesa verso la Sicilia e, poi, c'è così tanta luce che il caldo, per me, passa proprio in secondo piano.
La cosa più bella, oltre alle 5 cose belle, proprio come fosse un quinto senso, è decisamente l'estate!
L'irrinunciabile è decisamente ciò che ci fa sentire confortati qualsiasi cosa accada.
Da che ho memoria il pranzo del sabato a casa dei nonni è sempre stata una tradizione che non avrei mancato di osservare, nemmeno quando, da adolescente, detestavo fare qualsiasi cosa insieme ai miei genitori, solo perché pensavo che il mondo fuori casa offrisse molto più divertimento.
Il pranzo dai nonni era sacro e guai a saltarne uno. La bellezza di quelle ore non stava solo nel consumare l'ottimo cibo che nonna Marina preparava per noi, ma nella semplicità di riunirsi a fare conversazione, condividendo i fatti più importanti della settimana. Nonno cantava sempre e io adoravo la sua voce di velluto, mi chiedeva se avrei studiato medicina e io rispondevo: - No nonno, io faccio arte -: per fortuna questa risposta non lo scoraggiava mai, d'altronde le mie doti artistiche erano anche un po' "colpa" sua.
Da allora è passato molto tempo, loro non ci sono più, purtroppo, ma quella tavola di famiglia, in cui più generazioni si riunivano a mangiare insieme nella più pura spensieratezza, come se la vita sarebbe dovuta rimanere quella per sempre, è uno dei miei più preziosi ricordi.
A loro dedico questo ricordo ispirato ai piatti di La Cucina Italiana del mese di giugno.
