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Le cuoche che volevo diventare

LE CUOCHE CHE VOLEVO DIVENTARE - 21 grandi donne in cucina
DI ROBERTA CORRADIN
GIULIO ENAUDI EDITORE, 2008

Tendenzialmente di tutti i miei libri ricordo esattamente dove e quando li ho comprati. Questo non è da meno, anche perché è difficile dimenticare Liccamuciula: una libreria che pulsa di novità e si trova nell'incanto di una piazza che Salvatores ha definito «un concentrato di tutti i sud del mondo».

Di acquisti impulsivi e serate disastrose

Ho comprato Le cuoche che volevo diventare un po' per inerzia. Questo capita quando sei una che legge prevalentemente romanzi culinari, per piacere, certo, e poi anche per poterli raccontare a voi, che andate alla ricerca di buone letture.

Quella sera d'agosto Marzamemi pullulava di turisti, a tal punto che mio padre e Marco sono dovuti andare a parchggiare in un posto talmente distante e dimenticato, che la macchina si è infossata nella sabbia. Il mio tour per Liccamuciula è stato breve e frettoloso, perché il resto della famiglia mi attendeva fuori scocciato. Così ho agguantato il libro e me ne sono andata, pensando che gli acquisti d'impulso - anche i più sciocchi - sono spesso deludenti.

Le cuoche che volevo diventare 1

@liccamuciula

Il contesto conta

Il mattino dopo ho cominciato a leggere a colazione. Dal terrazzo uno spettacolo che mancava ai miei occhi da anni: le spiagge di San Lorenzo sono state il mio parcogiochi estivo, nei tempi in cui mamma e papà prendevano l'appartamento (lo stesso in cui mi trovavo in quei giorni) nella II strada.

Racconto numero due, siamo appena a pagina 11, la storia è quella di Margherita Chiaramonte e cosa leggo? La ricetta degli squisiti: gli stessi biscotti che mia madre mi aveva fatto trovare nella dispensa minuscola di quella casa al mare e che stavo gustando lentamente proprio quella mattina, insieme al caffè, in terrazzo, di fronte al sole che sorgeva sull'acqua.

Allora ho pensato che il contesto conta davvero: era il libro giusto al momento giusto e mi piaceva.

Le cuoche che volevo diventare 2

Le parole di Roberta Corradin

Vi racconto un aneddoto che forse qui manca, ma che ho ricordato leggendo un articolo del 2018 di Roberta Corradin, pubblicato su Identità Golose
Quando mi sono iscritta al mio corso di cucina ho fatto un colloquio conoscitivo. La persona con cui ho parlato - di cui non faccio il nome non tanto per gentilezza, quanto perché non lo ricordo, non l'ho mai più visto a scuola - ha cercato di mettermi in guardia: "Sai che la cucina è un posto duro per una donna?"; "Sai che lo chef di una cucina a te ti mangia a colazione? Sei così piccola e carina, rischi di trovarti in mezzo a una mitragliata di parolacce e bestemmie".

Non ho mai lavorato in una cucina e credo che riportare quel brevissimo colloquio non basti assolutamente a contribuire in un qualche modo alla conversazione sempre aperta circa le donne e la cucina. Ma quel colloquio c'è stato e questo basta.

L'asse Corradin - Klugmann - Woolf

Mentre scrivo questo articolo (ci vogliono giorni per arrivare al dunque) ascolto Una stanza tutta per sé su Storytel, ne ho anche acquistato il libro, mossa da un passaggio di cui presto scriverò.
Il romanzo mi ha inevitabilmente riportato alla mente un'intervista di Antonia Klugmann, pubblicata nel numero di settembre 2020 di La cucina italiana di cui lei è stata direttrice per un mese.

Parlando proprio di Virginia Woolf, dice del suo romanzo che racchiude «tutta la questione femminile». L'indagine del suo tempo era volta a scoprire quali fossero le cause di un'inferiorità numerica femminile, rispetto a quella maschile, nell'ambito del romanzo, ma rimane attuale e piuttosto universale.

Con una stanza tutta per sé dove concentrarsi e una certa serenità economica, sosteneva la Woolf, una donna può essere libera di creare.
Nel settore della cucina - dove non c'è un termine femminile per la parola chef, come fa notare Roberta Corradin - la donna parte spesso subordinata al suo stesso sesso. 
Eppure, Le cuoche che volevo diventare non fa altro che narrare di donne e di talento femminile, in una serie di storie che ispirano.

Le cuoche che volevo diventare 4

Antonia Klugman - L'argine a Vencò, Roberta Corradin - Il consiglio di Sicilia e Virginia Woolf

 

Le cuoche che volevo diventare

Andata e ritorno

Il motore dell'opera è il sogno di una food writer che desidera passare dall'altro lato della cucina. Vuole smettere di chiedere, osservare, assaggiare e scrivere, per diventare lei stessa l'oggetto dell'azione.
Incontra 21 cuoche e ne riporta fra le pagine la storia e le ricette. Fra queste c'è anche Alice Waters, la cui intervista all'epoca non vorrà pubblicare nessuna testata (pazzi!).

È un viaggio, dove le tappe sono le cucine e le loro storie, ma è anche un percorso interiore: un dibattito emotivo che sembra voler raggiungere la conclusione dettata dal cuore, pur analizzando con coscienza il lavoro altrui per metterlo nella bilancia dei pro e dei contro, alla ricerca del coraggio di fare il salto.

Révolution mediterranea

E il salto a quanto pare l'ha fatto Roberta Corradin: oggi ha un suo ristorante e sembra esserne soddisfatta. Non si chiama Ravioli, come quello del suo libro, ma Il Consiglio di Sicilia - come il romanzo di Sciacia - e si trova a Donnalucata, Scicli.

Era il 2010 e doveva scriverne una recensione. L'incontro con Antonio Cicero fu l'occasione per dare inizio alla rivoluzione. Oggi sono complici nel lavoro e nella vita.

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@ilconsigliodisicilia

Ogni cucina un pianeta diverso

Ho immaginato le cucine di queste 21 cuoche come i pianeti del Piccolo Principe. Ma se lì abitavano i difetti degli uomini - tutti - le cucine in cui entra Roberta Corradin raccontano, invece, le virtù delle donne.
Sono specchi e la protagonista vi guarda dentro, per trovare il coraggio di smettere di scrivere di cibo e, finalmente, cucinare.

 

 

 

Mimì in Cocotte

Martina Tripi
martinatripi@hotmail.it