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Le Divoratrici, gli squatters e la nobilitazione dello scarto

Dal libro d'esordio di Lara Williams a Too Good To Go, passando per un saggio che racconta la vita degli squatters.

Il punto di partenza: Le divoratrici

Leggo di cibo dalla mattina alla sera e spesso mi capita di scoprire intersezioni spontanee fra l'uno e l'altro libro che generano riflessioni inattese, come quella che sto per condividere con voi.

Il punto di partenza è Le divoratrici, libro d'esordio di Lara Williams, che nel 2021 ha sfondato Instagram grazie, molto più che in parte, al garbo creativo della sua copertina. La lettura non ha tradito le mie aspettative, tanto che a distanza di un anno ancora lo sfoglio impigliandomi in una rete di folti ragionamenti.


Le divoratrici copertina

La storia in breve

I capitoli si alternano fra presente e passato, saltando in due fasi ben precise della vita di Roberta: una agazza americana con parecchi irrisolti.

C'è la Roberta dell'università che ha dei seri problemi a integrarsi e soffre di disturbi che la portano a isolarsi, non mangiare e farsi del male da sola.
E poi c'è una Roberta adulta, non ancora particolarmente risolta, che ha però trovato lavoro ed è indipendente. Nel suo ufficio incontra Stievie, con cui instaura una relazione avvinghiata, profonda, complessa, a tratti morbosa. 

Le due amiche decidono di fondare un Supper Club (titolo del libro nella sua lingua originale): un ritrovo segreto - esclusivamente femminile, in questo caso - fatto per mangiare e parlare.
Ne nasce un'avventura estremamente intrigante.

 

Le regole del Supper Club di Roberta e Stevie e il femminismo gastronomico

«Ebbene, quale violazione più massiccia di un'adunata di donne impegnate ad appagare i propri appetiti e a occupare spazio?»

Il tema della fame mi è molto caro (ne ho parlato anche qui), per questo, forse, ho provato anche difficoltà in alcuni tratti a leggere la storia di Roberta e Stivie.

Siamo una società piena di buoni propositi, imbastiamo così tante lotte morali da non riuscire nemmeno a tenerne il conto, eppure non riusciamo a liberarci dall'idea che una donna debba essere "moderata" in tutto: seducente, perché deve appagare lo sguardo maschile, senza mai diventare succinta, volgare, inappropriata, altrimenti è "troia". Deve avere ambizioni moderate, delle reazioni moderate (altrimenti ha il ciclo) e un appetito moderato, altrimenti ingrassa e diventa brutta.

Il Supper Club di Stivie e Roberta è l'occasione di trasgredire a questi schemi, mangiando, parlando e ballando senza inibizioni né vestiti. 

«(...) Volevamo espanderci ed essere sfamate; volevamo sapere che cosa si provava. A sentirsi piene come un uovo, anziché avide e fameliche, tutto il tempo. (...) Stevie abbozzò il nostro simbolo: l'unione di due parentesi, come un paio di ciglia che si guardano. Ci pareva azzeccato: ciclico, sobrio, vaginale, incompiuto.» 

 

Alla conquista dello spazio - Pop Food: il cibo dell'etnografia

Alcuni passaggi di Le divoratrici mi hanno fatto pensare a un libro che ho presentato qualche anno fa in occasione di un festival culturale e del quale ho incontrato anche alcuni degli autori. Pop Food - il cibo dell'etnografia è una raccolta di saggi. Uno di questi, scritto da Giovanna Capponi, s'intitola "Chaos in the street, order in the Kitchen": pratiche gastro-politiche di consumo e ridistribuzione tra gli squatters di Londra e racconta la vita degli squatters, che in italiano si traduce "occupanti abusivi".

Pop Food copertina

 

Chi sono gli squatters

«Londra sembrava essere costruita interamente di "ex" e di "post", di strutture temporanee, nate per essere altro e presto adottate da comunità che ai miei occhi apparivano come fini conoscitrici dell'arte di arrangiarsi, di rimodellare lo spazio, di riciclare: gli squatters. Per squatting si intende l'occupazione di un edificio o di una porzione di territorio senza il consenso del legittimo proprietario o senza un accordo previo.» 

Le comunità di squatters praticano lo skipping, che la Capponi ci spiega essere un termine legato al dumpster diving, ovvero "tuffarsi nella discarica". Si tratta di «una vera e propria raccolta urbana che prevede il riciclo e la trasformazione di oggetti e alimenti rinvenuti nei cassonetti».

 

I menù del Supper Club sono fatti di scarti

L'approvvigionamento per le serate del Supper Club si svolge prevalentemente attraverso una caccia nei cassonetti. È proprio una delle ragazze a proporlo: Erin, che ha imparato a farlo vivendo in uno squat di anarchici straight-edge a Madrid.

Se all'inizio sembra una cosa alquanto schifosa, frugare nell'immondizia diventa presto un punto cardine dell'organizzazione del Supper Club, anche perché è un ottimo modo per risparmiare sulla spesa. Così, l'indesiderato diventa possibilità: nel frigorifero di Roberta e Stivie il cibo gettato si trasforma in ingrediente.

 

«(...) Ti ricordi quando ti ho raccontato che rovistiamo nei cassonetti? Si tratta sempre di esistere in spazi che la società ci proibisce, o di comportarci diversamente in spazi che si aspettano che noi siamo in un certo modo, che ci comportiamo in un altro modo (...) Cosa succede se smetti di rimpicciolirti costantemente, tutto il tempo, e invece ti ingrandisci? 
Forse, per trovare lo spazio necessario a ingrandirti, devi prendertelo»

 

 

Nobilitare lo scarto per evitare lo spreco: To Good To Go

La lotta contro lo spreco alimentare ci sta insegnando a nobilitare lo scarto, ne è un esempio virtuoso To Good To Go: un'azienda che ha inventato il sistema per far recuperare ad alimentari e supermercati i costi dell'invenduto, riducendo anche il loro impatto ambientale.

Il sistema è semplice: i negozi mettono a disposizione il cibo avanzato nell'app, all'interno di magic box che gli utenti possono prenotare e andare a ritirare direttamente al negozio.

La scelta è vasta, anche perché oltre a supermercati e negozi di alimentari aderiscono anche pub, ristoranti, pasticcerie e pizzerie.

Ritroviamo lo scarto, quindi, e non potevo non pensarci o non perlarne, perché l'associazione mentale è stata naturale. Tuttavia c'è una grande differenza, perché chi usufruisce di questa applicazione si serve sempre di ciò che è avanzato, ma in una modalità del tutto diversa.

Anche To Good To Go si è preso il proprio spazio, imponendosi in un sistema che prima prevedeva un processo tanto semplice quanto dannoso: non comprato sta a gettato.

 To Good To Go

www.togoodtogo.it

 

Intersezioni 

Ribellione: quella di Roberta e di Stivie innanzitutto, fino alla "ribellione bianca" di To Good To Go, che si propone di supportare il pianeta con ingegno e un'idea che sostanzialmente fa contenti tutti.

La ribellione è un gesto estremo e caro, che arriva a seguito di una lunga oppressione, collettiva o personale, e Laura Williams la racconta molto bene.

Non vi saprei fare l'identikit di uno squatter, non conosco così bene l'argomento, ma posso osare con l'idea che la ribellione abba molto a che vedere anche con il loro modo. Come Roberta e Stivie gli squatters si appropriano non solo di spazi che con gli appartangono, ma di ciò che la società ha dichiarato scarto.

Tornando a Le divoratrici è di certo un romanzo femminista. Attraverso il cibo e il corpo le ragazze del Supper Club provano ad affermarsi, diachiarando al mondo la propria presenza.

Mimì in Cocotte

Martina Tripi
martinatripi@hotmail.it